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Melis lascia la panchina del Città di Selargius


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Paese

Dati Generali
Il paese di Selargius
Selargius è un Comune della provincia di Cagliari. È situato a 11 metri sul livello del mare. Conta 28245 abitanti. Dista 7 km da Cagliari. Selargius, noto fin dai tempi dei romani, deve il suo nome ad un grande deposito di prodotti agricoli che i romani chiamavano appunto cellarium.
Il territorio di Selargius
Altitudine: 3/124 m
Superficie: 26,71 Kmq
Popolazione: 27440
Maschi: 13344 - Femmine: 14096
Numero di famiglie: 9257
Densità di abitanti: 1027,33 per Kmq
Farmacia: via Roma, 33 - 070 842664 - Via Ariosto, 18 - tel. 070 5435162
Viale Trieste, 18 tel. 070 848127 - Via S. Martino, 75 - tel. 070 850651
Guardia medica: via Massimo D'Azeglio - tel. 070 842907
Polizia municipale: via Confalonieri, 7 - tel. 070 844000
Carabinieri: via Lussu Emilio, 2 - tel. 070 842622

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Storia

SELARGIUS, villaggio della Sardegna nella provincia e divisione di Cagliari, compreso nel distretto del Campidano, e dipartimento dell’antico regno di Cagliari.

Il suo nome volgare e Cerarjus o Cerargius, e pretendesi lo abbia avuto dalle molte officine di cera, e dall’essere in altro tempo moltissimi quelli che in questo luogo attendevano a tale industria.

È capo luogo di mandamento, e il suo tribunale (di 4. classe) ha giurisdizione sopra i comuni di Pirri, Pauli-Pirri e Sestu.

La sua situazione geografica è nella latitudine 39° 16", e nella longitudine orientale del meridiano di Cagliari di 0° 3' 10".

Siede sul basso piano a distanza di tre quarti di miglio dallo stagno di Quarto e di circa altrettanto dalla palude di Pauli, il primo de’ quali gli sta al meriggio, l’altra al ponente-libeccio.

È di grande antichità, come si ha dalla tradizione, e trovasi menzionato con gli altri dello stesso dipartimento di Campidano nelle carte antiche del governo aragonese.

Il numero delle case è 610 e forse più, tutte costrutte di mattoni di argilla cruda, a riserva delle fondamenta e di un zoccolo non molto elevato.

La massima parte hanno un cortile, o avanti o addietro.

Il loro aggruppamento occupa un’area di mezzo miglio quadrato. Le strade sono irregolarmente larghe e non molto diritte, senza selciamento, quindi fangose nell’inverno.

La strada maggiore diventa spesso canale della fiumara, vegnente dalle eminenze, che sorgono a settentrione di Settimo ed a maestro di Sinnai.

Se l’alluvione è copiosa e il torrente impetuoso i Selargini patiscono danno, perchè il materiale suddetto (mattoni di argilla cruda) non resiste, e rovinano i letti con offesa delle persone e danno de’ prodotti raccolti ne’ magazzini.

Il clima è quello che stesso che abbiamo notato nell’articolo Quarto e Quartuccio, variabile nella temperatura, e umidissimo per i vapori del mare e de’ vicini stagni, e per l’umidità che svapora dagli orti frequentemente irrigati.

Nuoce alla purità dell’aria il suddetto stagno e la palude di Pauli, la quale invano si tentò di presciugare. Nuoce pure il letame che fermenta troppo spesso all’abitato negli orti.

Territorio. È quasi tutto piano e sufficiente al paese, ma non si può tutto comodamente coltivare, perchè le abitazioni de’ villici sono lungi dal centro del medesimo.

Manca di fonti, di bosco ceduo, e il selvaggiume si riduce a lepri e conigli.

Gli abitanti non hanno passione alla caccia, epperò anche gli uccelli, che altrove si cercano da’ cacciatori restano salvi.

Per bevere, come per irrigare gli orti, attingono i selargini come gli altri campidanesi dai pozzi, che hanno nei cortili: ma l’acqua è salmastra.

V’hanno però non poche cisterne, e alcuni vendon quest’acqua nell’estate.

Popolazione. Il numero delle anime fu computato nel 1845 nel censimento della popolazione dell’Isola di 2638, distribuite in 644.

Si distinguevano per sesso ed età nel seguente tenore,

Sotto gli anni 5

maschi 183, femmine 173;

da’ 5 a’ 10

mas. 166, femm. 168;

da’ 10 a’ 20

mas. 284, femm. 244;

da’ 20 a’ 30

mas. 198, femm. 188;

da’ 30 a’ 40

mas. 150, femm. 198;

da’ 40 a 50

mas. 149, femm. 160;

da’ 50 a’ 60

mas. 92, femm. 99;

da’ 60 a’ 70

mas. 48, femm. 55;

da’ 70 agli 80

mas. 17, femm. 38;

dagli 80 a’ 90

mas. 7, femm. 18;

da' 90 a’ 100

mas. 1, femm. 1;

Sopra i 100

mas. 1.

Secondo la condizione domestica si distinguevano nel modo seguente.

Maschi scapoli ammogliati vedovi totale
827, 442, 27, 1296.
Femmine zitelle maritate vedove totale
731, 450, 161, 1342.

Il movimento della popolazione è per computo medio di nati 86, morti 50, matrimoni 20.

In qualche anno i matrimoni han sorpassato i trenta, quando per ordine superiore furono obbligati a contrarlo quelli, che erano fidanzati da qualche anno e anche evatitavano.

Le malattie più frequenti sono febbri periodiche e gastriche.

Per cura della salute si hanno alcuni flebotomi.

La massima parte de’ selargini sono dediti all’agricoltura; gli altri, che saranno una cinquantina al più, sono applicati a vari mestieri. I pastori non sono più di dieci o quindici che pascolano pochi branchi di pecore.

Tra’ coloni alcuni sono proprietari di terre, altri ne mancano e servono a’ maggiori proprietari per un anno sotto certi patti.

Le proprietà sono mal divise, essendo alcune assai notevoli, altre poco, e i più non possedendo altro che la casa, in cui vivono.

Siccome i selargini possono facilmente vendere le loro derrate, così sono moltissimi quelli che vivono in qualche agiatezza.

L’istruzione elementare è quasi nulla, poco curandosi i parenti di mandare alla istruzione i figli, e poco curandosi il maestro di provare la sua diligenza col profitto de’ giovanetti. Così in tutto il paese non vi saranno più di trenta persone, che sappiano leggere e scrivere, computati in questo numero anche i preti.

È notevole che mentre da’ paesi più lontani e miseri vanno a Cagliari in gran numero giovanetti per erudirsi nelle lettere ne’ due ginnasi e nelle scienze alla università, sono rarissimi de’ paesi più propinqui che si presentino alle scuole mandati da’ genitori nel-l’interesse di guadagnare sopra i loro proventi, quando si facciano preti. Ma questo loro avaro disegno resta per lo più frustrato, perchè rarissimi persistono sino a compire gli studi minori, e ritornando nel paese prendono moglie e vivono senza lavorare, perchè il lavoro li degraderebbe nobilitati dallo studio della grammatica o delle belle lettere!! Se non lavoran però con la zappa fanno altro che non è bene, e vivono a spese de’ gonzi.

La moda del vestiario è la stessa de’ quartesi, così per gli uomini, come per le femmine.

Queste amano lo scarlatto per le gonnelle e si adornano con molta cura, ma talvolta con certa caricatura.

Quando si contraggono gli sponsali, il prete assiste alle consuete cerimonie ed è testimone della parola di uno all’altra. Si costuma allora che diasi in dono alla sposa del proprio padre e da’ parenti dello stesso sposo, che sono presenti, qualche cosa di pregio o giojelli o monete.

Le donne filano e tessono per la famiglia e anche per vendere. Ogni casa ha il suo telajo.

Agricoltura. I terreni di Selargius sono molto idonei alla cultura de’ cereali.

Si seminano ordinariamente star. di grano 700, d’orzo 120, di fave e legumi 350, poco di lino e di meliga.

La produzione è varia secondo le influenze meteorologiche; ma ordinariamente si ha dal frumento il 10, dall’orzo il 14, dalle fave il 18, ecc.

Se non manchino le pioggie il grano rende il 15 e il 20.

Le specie ortensi sono coltivate con cura, perchè producono assai vendute nella città.

I molini d’acqua sono spesso in movimento per l’innaffiamento.

I terreni più vicini al villaggio verdeggiano sempre per l’alternativa delle differenti specie che si succedono.

Il monte di soccorso per l’agricoltura ha in grano starelli 1000, in denaro ll. 4800.

La cultura degli alberi fruttiferi è estesa e fatta con diligenza, perchè da’ medesimi guadagnasi molto o affittando il prodotto a’ rigattieri cagliaritani, o vendendolo essi stessi nella città.

Le specie più comuni sono i mandorli, i peri, gli albicocchi, i susini, i peschi, i pomi di più varietà. Di gelsi se ne ha piccol numero, non essendo quei villici ancora illuminati sul profitto che ne potrebbero ottenere.

Il totale degli individui delle suddette specie comuni e d’altre particolari forse aumenta a più di 50 mila individui.

La vigna vi è prosperissima e le vendemmie sono abbondantissime; i vini di bontà non inferiore a quei di Pirri, che però si vendono facilmente ad altri paesi e principalmente a Cagliari.

Si contano circa 40 mila filari di viti, che possono avere fondi 2,400,000. Essi sogliono produr molto, circa 4,500,000 litri di mosto.

Non si comprendono in questo computo le viti delle specie mangiabili.

La quantità de’ vini gentili, moscato, cannonao, malvasia ecc. si può stimare di litri 40,000.

Una parte del mosto, ma non molto notevole, si brucia per acquavite, della quale si vende e si compra secondo la quantità che si distilla; un’altra parte si cuoce per la sapa in quantità che basti per mescolarla alla farina e fare il pan dolce, che dicono pan di sapa.

Le terre chiuse, ma non vignate, sono trecento circa di varia superficie. Così questi come gli altri poderi sono circondati dalla siepe viva de’ fichi d’India, i quali producendo copiosissimi frutti sono un ramo di lucro per quella parte che si può vendere nella città, dove trasportasi in grandi cestoni sul basto de’ cavalli, porgono parte del vitto a’ poveri per due o tre mesi, e servono a ingrassare i majali, che si tengono ne’ cortili, e poi si vendono.

Le terre arative si coltivano ogni anno per diverse sementi.

Subito dopo il ricolto, alle prime acque autunnali, si aprono le terre che si destinano a’ cereali, e si svolgono un’altra volta prima di seminarle.

Le terre vignate si smuovono con l’aratro nel dicembre, di nuovo nel febbrajo, si potano nel marzo, e di nuovo si introduce l’aratro nel maggio.

Le spese per coltivare uno starello di terreno a grano sino a metterlo nel magazzino si computano a ll. n. 45.

Bestiame. Ho detto che la pastorizia è quasi nulla, perchè non meritano essere notate poche greggie di pecore, dalle quali non si può avere che una parte menoma della quantità di formaggio, che suole consumare la popolazione.

I suoi inservienti all’agricoltura sono circa 280, e servono pure al carreggio per trasportare le derrate in Cagliari.

I cavalli per sella e per basto sono presso a poco 140.

Di cavalle e vacche manse non si hanno che pochissimi capi; ma il numero de’ majali è di due centinaia e più, come quello dei giumenti, che servono per la macinazione del grano.

Pochissimi hanno cura delle api.

Commercio. I selargini portano a Cagliari la massima parte delle loro derrate. Il prodotto delle vendite si può calcolare in circa 150 mila lire.

Religione. La parrocchia di Selargius è sotto la giurisdizione dell’arcivescovo di Cagliari ed è servita da tre preti, il primo de’ quali ha la qualifica di vicario, perchè fa le veci di un canonico; v’ha poi un cappellano, il quale, come il vicario, è presentato dal parroco maggiore, ossia dal prebendato.

La chiesa è denominata dalla B. Vergine Assunta ed è piuttosto decente, cosa rara nelle chiese canonicali, quelle eccettuate che sono prossime a Cagliari per causa della notevole liberalità religiosa de’ popoli.

Questo è dimostrato certamente da’ molti legati pii, tra i quali è notevole quello che è destinato per le spese di un corso di missioni ogni cinque anni, quindi moltissimi altri per novene, processioni, messe ecc.

È poi a esser notata una lascita per dotare non so quante donzelle povere, che prendon marito.

Le chiese minori dentro l’abitato sono due e dedicate una a s. Antonio, l’altra a s. Giuliano, le quali servono di oratorio a due confraternite, una denominata dal Rosario, l’altra da N. D. d’Itria.

All’estremità del paese ve ne sono altre due, e hanno titolari, una il Salvatore, l’altra s Nicolò.

Un po’ distante dal paese è la chiesa di s. Lussorio, nella quale in due domeniche consecutive dell’ottobre si celebrano due feste con piccola fiera. In altro tempo erano tre le feste, ma presentemente l’ultima si celebra nella parrocchia.

Concorre alle medesime molta gente da’ paesi vicini e anche da lontani.

Nell’ultima delle tre feste in onore di s. Lussorio si corre il palio dopo il vespro.

Il simulacro del santo si conserva tutto l’anno nella parrocchia, e solo nella vigilia della prima festa si trasporta processionalmente alla sua chiesa, onde togliesi dopo la seconda festa.

Queste feste furono fondate da un prete, che era stato pievano di Bitti, lasciando per le medesime una dote sufficiente di terreni arativi e vignati. Questa dote però venne meno per la poca cura de’ successori del pievano.

Oltre le feste di s. Lussorio sono solenni la festa per la patrona della parrocchia, e per la Vergine d’Itria, alla quale si rende culto nel terzo giorno di Pentecoste.

Ne’ vespri della prima festa si corre il palio, e nella mattina della seconda si suol fare una solenne processione preceduta da più di cento gioghi bene inghirlandati e adorni.

Le feste minori con panegirico e processione sono in grandissimo numero.

In tali occorrenze la gioventù, e anche altri di età maggiore promiscuamente si sollazzano nella danza sulla piazza della chiesa. Forse manca ancora il campo-santo, non avendo il governo saputo farsi obbedire, e se dopo la legge non si seppellì più nella parrocchia, alcuni furono sepolti nelle chiese minori di s. Salvatore e di s. Nicolò, gli altri (cioè i poveri) ne’ cimiteri.

Il comune di Selargius apparteneva al marchese di Quirra, e pagavano per feudo i vassalli di prima classe ll. sarde 2. 16, 0, quei della seconda l. 10. 0.

Pagavasi pure per un diritto detto di fondo la somma di ll. s. 100 da tutti i proprietari di vigne, che erano quotizzati in proporzione del predio.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a Selargius
9 Gennaio: San Giuliano;
17 Gennaio: Sant' Antonio abate – Festa con il tradizionale falò sul sagrato della chiesa
ultima domenica di Maggio: San Giovanni Bosco
ultima domenica di Agosto: San Salvatore
15 Agosto: Vergine Assunta
2° domenica di Settembre: Matrimonio Selargino – E’ un rito molto antico. Gli sposi e i parenti stretti, indossano il costume tradizionale e ognuno con la propria parentela raggiunge l’altro sul sagrato della chiesa, gli sposi sono accompagnati dai rispettivi padri, mentre le madri attendono gli sposi nella nuova abitazione. La cerimonia in chiesa è celebrata in sardo, al termine gli sposi vengono legati simbolicamente con una catena. Finita la cerimonia in chiesa gli sposi e tutti gli invitati, si dirigono verso la nuova abitazione dove le madri impartiranno l’ultima benedizione, è uno dei momenti più commoventi della cerimonia.